Un assaggio d’Alto Adige: otto vini per orientarsi tra storia e terroir
Racconti dalle delegazioni
01 aprile 2025

La serata dedicata ai vini dell'Alto Adige, organizzata con il supporto del Consorzio Vini Alto Adige e guidata dall’esperto Andrè Senoner, ha offerto un'occasione unica per ripercorrere la storia vitivinicola di questa straordinaria regione attraverso un mosaico di vitigni e produttori.
RUBRICHE
Un territorio di confine
L’Alto Adige, o Sudtirol per la popolazione di lingua tedesca, è una regione che incarna un’interessante convivenza tra cultura italiana e tradizione austro-ungarica. Questo connubio si riflette non solo nella lingua e nella precisione produttiva, ma anche nel paesaggio vinicolo, caratterizzato da piccoli appezzamenti di terra curati con estrema attenzione.
Il territorio, dalla caratteristica forma a "Y", si sviluppa lungo le valli dell’Adige, dell’Isarco e della Val Venosta, sfruttando la vicinanza a corsi d’acqua per la coltivazione della vite. Un aspetto fondamentale, che nei secoli ha permesso alle viti di adattarsi e prosperare anche in un ambiente montano.
Uno degli elementi distintivi della viticoltura altoatesina è il sistema cooperativo, che oggi rappresenta il 64% della produzione vinicola. Le cooperative hanno giocato un ruolo chiave nel garantire la crescita e la sostenibilità del settore, consentendo anche ai piccoli viticoltori di accedere a infrastrutture moderne e a una distribuzione efficace. A differenza di altre regioni italiane, in Alto Adige la qualità ha sempre avuto la precedenza sulla quantità. I viticoltori, infatti, vengono remunerati in base alla qualità delle uve piuttosto che alla quantità prodotta, incentivando pratiche agricole attente e rispettose dell’ambiente. Questo approccio ha permesso di mantenere standard elevati, consolidando la reputazione dei vini altoatesini nel panorama enologico italiano.
Gli ettari vitati sono circa 5850, suddivisi in un mosaico di vitigni; un aspetto affascinante dell’enologia altoatesina è la varietà di vitigni presenti sul territorio, che vanta oltre venti varietà coltivate, tra bianchi - 65% della produzione (non è però sempre stato così) e rossi. Attualmente, il vitigno più coltivato in Alto Adige è il pinot grigio, che ha superato la schiava, storicamente predominante tra le uve rosse. Al suo fianco, pinot nero e lagrein stanno guadagnando sempre più importanza. Tra i vitigni bianchi, il gewürztraminer ha dato un forte impulso alla viticoltura locale dagli anni 2000.
Senoner sottolinea che «ogni vitigno ha trovato la sua “casa” in base all’altitudine e al microclima specifico. Ad esempio, il lagrein, uno dei simboli della regione, si sviluppa tra i 200 e i 400 metri di altitudine, mentre il pinot nero può essere coltivato fino a 1100 metri s.l.m. Il sauvignon e il pinot bianco prediligono le fasce tra i 400 e i 700 metri, mentre il silvaner si adatta a quote più elevate, tra i 500 e gli 800 metri».
L’Alto Adige è caratterizzato da un clima variegato, con estati calde e piovose e una notevole escursione termica, ideale per la qualità del vino. Le Dolomiti fungono da barriera contro i venti freddi del Nord, mentre l’Ora del Garda, che soffia tra le 12 e le 17, contribuisce a mantenere le uve sane, favorendo in particolare il pinot nero.
Il territorio collinare è un altro fattore determinante: nelle zone più basse, l’umidità favorisce la produzione di vini più semplici; in quelle più alte, l’eccesso di sole può aumentare il contenuto zuccherino delle uve; mentre nelle aree centrali si ottengono le selezioni migliori. Anche la composizione del suolo gioca un ruolo chiave: il porfido trattiene calore, la dolomia dona eleganza e l'argilla conferisce struttura ai vini.
Negli anni '80, la produzione era maggiormente orientata ai vini rossi, con oltre 4.200 ettari dedicati a vitigni a bacca rossa. Con il tempo, grazie al clima favorevole e alla crescente richiesta di vini freschi e sapidi, si è assistito a una progressiva affermazione dei vini bianchi.
Andrè Senoner ha sottolineato come il cambiamento climatico abbia influito, e influisca tutt’oggi, sulle coltivazioni, rendendo alcune aree più favorevoli a vitigni un tempo difficili da maturare. Se tradizione e spinta alla qualità sono caratteristiche inscindibili della viticoltura altoatesina, vanno comunque menzionate due spinte all’innovazione: la ricerca su nuove varietà resistenti e l’attenzione alla sostenibilità da un lato, la crescente produzione di spumanti dall’altro, che con oltre 600.000 bottiglie annue segna una tendenza che dimostra la volontà di esplorare nuovi segmenti di mercato mantenendo sempre l’eccellenza produttiva.
La storia della viticoltura altoatesina
Le prime testimonianze di viticoltura in Alto Adige risalgono all'epoca romana, ma un punto di svolta importante si ebbe nel 1142 con la fondazione dell'Abbazia di Novacella. Qui, monaci agostiniani e benedettini iniziarono a coltivare la vite, creando uno dei primi centri vitivinicoli della regione. Tuttavia, durante il periodo bavarese, la produzione subì un’interruzione a favore della birra, per poi riprendere nei secoli successivi.
Un altro momento chiave nella storia del vino altoatesino fu a metà dell’800, quando l’arciduca Giovanni d’Asburgo riconobbe il potenziale della regione per la viticoltura e avviò una produzione su scala più ampia. Questo sviluppo fu possibile grazie alla protezione naturale delle Alpi, che impedisce ai venti gelidi del Nord di compromettere la crescita delle viti, creando un microclima ideale per la maturazione delle uve. Nel 1850, l'arciduca Giovanni d'Asburgo introduce vitigni pregiati dalla Borgogna e dalla Francia, tra cui il pinot nero, lo chardonnay e il riesling. Parallelamente, vitigni provenienti dalla Stiria, regione vitivinicola austriaca, arricchiscono ulteriormente il patrimonio locale. Gli scambi politici e i matrimoni tra nobili austro-ungarici e francesi favoriscono l'importazione di barbatelle dall'estero, contribuendo alla diversificazione varietale.
Nel 1874, la fondazione della prima scuola enologica a San Michele all'Adige segna un punto di svolta. La scuola fornisce le conoscenze necessarie per la produzione di vino di qualità, da questa nuova consapevolezza nascono le prime cantine sociali: nel 1893, la Cantina Sociale di Andriano, la più piccola, inizia l'imbottigliamento, seguita a breve distanza dalla Cantina di Terlano, una delle più rinomate in Italia.
Nel 1896 ha luogo la Mostra di Bolzano, antesignana delle moderne fiere del vino, un momento di confronto che svolge un ruolo cruciale nella promozione e commercializzazione dei vini altoatesini. Tuttavia, come nel resto d’Europa, nei primi anni del 1900 arriva la fillossera, un parassita devastante, che minaccia la viticoltura locale distruggendo gran parte dei vigneti.
Nel 1910, in quello che ora è considerato Alto Adige, si vede la presenza di 10.000 ettari vitati (mentre oggi ne sono presenti la metà), la produzione era ampia per il sostentamento familiare, spesso a discapito della qualità. Nel corso del Novecento la tendenza si è invertita e l'Alto Adige è andato distinguendosi per una produzione di vini di qualità. Afferma Andrè: «nonostante il riconoscimento della qualità, la regione non ha mai puntato all’ottenimento della Docg, privilegiando una crescita sostenibile e mirata».
Nella prima metà degli anni ’70 nasce la scuola di Laimburg, simile a quella di San Michele all'Adige, per contribuire alla valorizzazione dei prodotti locali e vengono riconosciute le Doc Lago di Caldaro Classico e Alto Adige. Negli anni Ottanta, alcuni pionieri come Alois Lageder, Sebastian Stocker e Hans Terzer introducono vitigni internazionali come pinot bianco, pinot grigio e pinot nero, puntando sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio. Nel 2007 nasce il Consorzio Vini Alto Adige, che promuove i vini locali a livello nazionale e internazionale.
La degustazione
Alto Adige Doc Pinot Bianco Sirmian 2022 - Nals Magreid
Pinot bianco in purezza che nasce nella zona di Sirmian e Nalles a un’altitudine tra i 500 e i 700 m s.l.m., il mosto fermenta in botti di legno e trascorre almeno otto mesi sur lie. Nals Margreid nasce nel lontano 1764, con la tenuta Von Campi. Nel 1932, nasce la Cantina Nals, che nel 1985 si fonde con la Magrè-Niclara, dando vita all'attuale Nals Margreid, prima cantina ad aver imbottigliato ed etichettato un Pinot Bianco. La cantina coltiva circa 160 ettari di vigneti, distribuiti tra Nalles e Magrè, nella Valle dell'Adige. La coltivazione è affidata a 138 famiglie di viticoltori, le uve maturano a un'altitudine compresa tra i 200 e i 900 metri, in terreni vari e complessi, ognuno con caratteristiche uniche di suolo, microclima ed esposizione solare. L’annata 2022 in A.A. è stata particolarmente calda.
Giallo paglierino dai vivaci riflessi e d’aspetto solare, buona la consistenza, molto intenso il naso, che si apre con la ricchezza del frutto maturo. Limoni freschi, pesca, albicocca, un mazzolino di fiori bianchi di campo, una suggestione speziata di pepe bianco; infine, una leggera affumicatura che invita al sorso. Palato molto intenso, quasi piccante per la sensazione tattile di salinità. Ricco di freschezza, ben bilanciata da una sensazione pseudocalorica decisa. Medio il corpo, buona la persistenza, potente il gusto. Il vino è ottimo oggi, ma per struttura e caratteristiche può evolvere ancora.
Alto Adige Doc Chardonnay Cardellino 2023 Elena Walch
Uve chardonnay che trovano casa tra Termeno e Caldaro, ai piedi della Mendola, a un’altitudine sotto i 400 m s.l.m. Una parte del mosto viene fatta fermentare e maturare in barrique per 6 mesi. L'azienda vinicola Elena Walch ha radici che risalgono al 1869 e affondano in una distilleria austriaca, attualmente la cantina è gestita dalla quinta generazione ed è diventata un punto di riferimento nell'Alto Adige grazie alla visione innovativa di Elena Walch, che ha portato l'azienda a livelli di eccellenza a partire dalla seconda metà degli anni ‘80. L’anno 2023 è stato caratterizzato dai primi mesi dell’anno secchi, una primavera fredda e piovosa, un’estate calda e una vendemmia in un clima umido. Nonostante l’anno impegnativo i rossi si sono rivelati robusti, i bianchi freschi e fruttati.
Splendente nella veste giallo tenue, esordio olfattivo deciso ma non verticale, lo aspettiamo e a mano a mano emergono rimandi fruttati e floreali, una venatura salmastra e accenni di erbe aromatiche. Al palato è magnifico, asciutto, secco, sapido, con meno percezione di pseudocalore rispetto al precedente, e una gentile morbidezza. Equilibrato e durevole negli aromi, si congeda con una rassicurante sensazione di nocciola.
Alto Adige Doc Sylvaner Aristos 2023 - Cantina Valle Isarco
Anche qui un vino da monovitigno, il sylvaner è un incrocio naturale tra il traminer e un'antica varietà ormai estinta, probabilmente l'Österreichisch Weiß. La zona è quella della Valle Isarco, contraddistinta da terreni alluvionali e ghiaiosi, poco profondi e ricchi di scheletro, ricchi di scisto e quarzo. Affinamento per metà in botti d’acciaio e per metà legno. La Cantina Valle Isarco, fondata nel 1961 da 24 viticoltori, è la seconda più giovane cooperativa vinicola dell'Alto Adige e la più settentrionale d'Italia.
Ci stupisce la fittezza del colore giallo, la cui tonalità resta delicata su sfumature paglierine. Ouverture quasi sulfurea, arricchita da note di pesca, di albicocca, un tripudio di erbe aromatiche, tra le quali spiccano la salvia, il timo e il rosmarino; è un naso rinfrescante. Il gusto si rivela potente, elegante, secco, caldo, di media morbidezza e senza dubbi saporito. Lascia un piacevole gusto di anacardi, è una bocca equilibrata e che s’allunga piacevolmente.
Alto Adige Doc Sauvignon Sanct Valentin 2023 - Cantina San Michele d’Appiano
Il sauvignon blanc è sempre un vitigno divisivo, piace o non piace (nonostante sia importante ricordare che il vitigno non è il vino), le uve di quest’etichetta sono selezionate tra le migliori del panorama di San Michele e Appiano Monte, a un’altitudine che va dai 450 ai 650 metri. Per il 75% viene fatto fermentare in tini d’acciaio, per il restante 25% viene vinificato e affinato in tonneaux. La Cantina Produttori San Michele Appiano, fondata nel 1907, è una delle più rinomate realtà vitivinicole dell'Alto Adige. Situata ad Appiano sulla Strada del Vino, alle porte delle Dolomiti, la cantina coopera con 320 famiglie di viticoltori che coltivano 390 ettari di vigneti situati tra i 400 e i 900 metri sul livello del mare; è stata tra le prime ad aver cominciato l’affinamento di vini bianchi nelle botti piccole.
Consistente e dal nitido e luminoso colore giallo sole. Profilo odoroso verticale e varietale. Vibrazioni vegetali di pirazine, poi ribes bianco, sambuco, la foglia del pomodoro. Un naso giocato sulla grassezza, con toni di ortica, di fieno, di limetta. Impalcatura gustativa calda, di avvolgenza tattile, vibrante di acidità; è un gusto esplosivo, intenso, potente e dalla curiosa attrattiva.
Alto Adige Doc Gewürztraminer Nussbaumer 2022 - Cantina Tramin
Il gewürztraminer, vitigno che ha reso celebre il territorio a livello internazionale è un emblema del vino altoatesino, quello di Cantina Tramin nasce nella zona di Sella, una frazione di Termeno, a un’altitudine che raggiunge e supera i 500 m s.l.m., su terreni di ghiaia calcarea e argilla con sottofondo di roccia di porfido. Fermenta e affina in acciaio e in bottiglia per almeno 14 mesi. Tra le cantine più influenti dell'Alto Adige spicca la Cantina Tramin, fondata nel 1898 a Termeno. Questa cooperativa, che oggi riunisce circa 160 viticoltori e gestisce 270 ettari di vigneti, nel 1951 si è unita alla Cantina sociale di Egna.
Dorato, lucente, denso tanto da rivestire il bevante d’oro e scendere lentamente. Già dall’apparenza lascia prevedere la presenza di un residuo zuccherino. Debutta sfaccettato come solo gli aromatici sanno essere, note esotiche di papaia e mango, agrumi come il cedro, una speziatura leggera di pepe e cardamomo, le erbe aromatiche e un’attraenza lussuriosa. Al palato si sente la presenza zuccherina, è morbido, intenso, caldo, con media acidità e grande avvolgenza. Una coccola, rotondo ed equilibrato, lungo e gentile negli aromi di retrobocca.
Alto Adige Doc S. Maddalena Classico 2020 - Ansitz Waldgries Christian Platter
Cominciamo con la degustazione dei vini rossi, il S. Maddalena in degustazione è un blend di 92% schiava e 8% lagrein (a dare un po’ più di struttura e colore) che crescono nella zona di Santa Maddalena a un’altitudine di circa 250 m su terreno sabbioso e ghiaioso con suolo residuale di natura porfirica. La vinificazione è esclusivamente in acciaio. La menzione Classico indica la storicità di questo vino, in passato le vigne erano miste. L’esistenza della Tenuta Ansitz Waldgries è documentata dal 1242. La famiglia Plattner gestisce l'azienda da circa 100 anni e la tenuta si estende per circa 10 ettari.
Colore rubino, con una leggera trasparenza. Consistente e dal vigoroso ventaglio olfattivo: si comincia dal frutto, con frutti di bosco maturi in prima linea, impreziositi dalla prugna, da una suggestione pepata e da numerose erbe aromatiche. Si tratta di un naso caratterizzato da una croccantezza propria. Bocca di media morbidezza, e non troppo calda. Ha un tannino delicato che si diffonde e si distende nell’assaggio. Piacevole la chiosa di chinotto, ottima la beva e moderata la persistenza.
Alto Adige Doc Pinot nero Barthenau Vigna St. Urbano - J. Hofstatter
Pinot nero in purezza, un vitigno prezioso e delicato, che dà del suo meglio solo nelle zone più vocate: in Italia, una di queste zone, è proprio l’A.A.; con quest’etichetta andiamo a Mazon, alla vigna Sant’Urbano, a un’altitudine di 450 m su terreni composti da un conglomerato di argilla, calce, porfido e ghiaia fine con la presenza di verniculite, un minerale naturale. Oltre al terreno la vicinanza con il Monte Corno garantisce ombra mattutina e perfette escursioni termiche. La lavorazione delle uve prevede che solo il 75% delle uve venga diraspato, la fermentazione avviene in botte per una decina di giorni, la maturazione è così realizzata: 12 mesi in botti piccole, assemblaggio in botte grande per altri 12 mesi, infine otto mesi di riposo in bottiglia. La cantina è stata fondata nel 1907 da Josef e Maria Hofstätter, nel 1987, Paolo Foradori, enologo e marito di Sieglinde Oberhofer, introduce la classificazione "Vigna" in etichetta, creando il primo vino da singolo vigneto dell'Alto Adige, il Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero. L’annata 2020 è stata fantastica per pinot nero e lagrein.
Eccola qua, la magica trasparenza che a volte il Pinot Nero riesce a donare, illuminando il calice di carminio. Il bouquet si presenta con la frutta a bacca rossa, soprattutto ciliegia, poi rabarbaro, la spezia, di nuovo il frutto maturo e compiuto, tracce di radice, un floreale in appassimento, è un naso complesso e distinto nei sentori che si susseguono, fine, elegante, suadente. Palato non da meno, fresco e morbido, saporito e gustoso, un tannino maturo e dinamico, che si diffonde. Ha una bella sapidità e ha potenza aromatica. È invitante e persistente.
Alto Adige Doc Lagrein Riserva Abtei Muri 2022 - Cantina Convento Tenuta Muri-Gries
Il lagrein è un vitigno autoctono dell’Alto Adige, citato per la prima volta nel 1500 dal poeta Oswald von Wolkenstein. Ha origini antiche ed è stato recuperato solo dopo la fillossera, affermandosi oggi come una delle varietà simbolo della regione. È imparentato con la syrah e considerato il “padre” del teroldego. Tradizionalmente il lagrein produce vini intensi e strutturati, con un carattere rustico che negli anni si è affinato grazie a moderne tecniche enologiche. Questo vitigno predilige altitudini tra i 200 e i 400 metri e, pur essendo tipicamente altoatesino, è coltivato in piccole quantità anche in altre parti del mondo, come Argentina, Australia, California e Germania. La cantina Muri-Gries si trova a Bolzano, nel quartiere di Gries, all’interno di un convento benedettino risalente al 1400. Il convento ha una lunga tradizione vitivinicola e oggi produce circa 60.000 bottiglie all’anno. Tra le selezioni più prestigiose, oltre alla Riserva Abtei Muri, spicca il Vigna Klosteranger, un Lagrein di grande eleganza proveniente da un vigneto circondato da un muro a secco.
Si presenta con un colore rosso scuro impenetrabile, una caratteristica distintiva del vitigno, che mantiene la sua intensità cromatica anche dopo molti anni di affinamento. Al naso offre un incedere complesso e raffinato, con ricordi di frutti di bosco neri: mirtilli, mora di rovo, prugna, accompagnati da sbuffi floreali di violetta e una leggera componente speziata derivante dall’affinamento in legno. Il profilo olfattivo è elegante e fine, senza tracce di rusticità o eccessi selvatici. In bocca il vino è secco, caldo e morbido, con un’acidità ben bilanciata e un tannino vivace ma levigato, che dona struttura senza risultare aggressivo. Il sorso è armonioso, persistente e dotato di una bella freschezza. L’affinamento ha conferito raffinatezza, mantenendo al contempo la tipicità e l’espressività del vitigno.